Data ultimo aggiornamento 19/09/2011


Possiamo immaginarci quel giorno di centocinquant'anni fa: era una domenica di marzo, esattamente come questo 29 marzo. La gente si era riversata in piazza, col “vestito buono”, per andare a messa e per incontrare gli amici. Ma quella mattina c'era una novità: una nuova banca veniva aperta a palazzo Rusconi. Non dobbiamo certo pensare alla banca di oggi con luci, tecnologie, vetrine colorate e tanti dipendenti. Quel giorno c'era solo il cassiere oltre naturalmente al direttore. Nessun altro.

La Cassa di Risparmio di Cento nacque così, senza clamore e per volontà di una sessantina di persone lungimiranti, le stesse che sarebbero divenute i protagonisti della lunga e gloriosa stagione del Risorgimento e dell'Unità Italia. Fra questi Giuseppe Borselli a lungo presidente della banca ma anche sindaco, presidente dell'asilo Giordani, senatore e mille altre cose.

La nuova banca rappresentò anche un felice e pragmatico esempio di collaborazione, su obiettivi condivisi, fra laici e cattolici.
La Cassa di Risparmio di Cento, come tutte le Casse che in quegli anni nascevano nell'Italia asburgica e papalina, aveva anzitutto il compito di sostenere le classi meno abbienti, da un lato favorendo la diffusione dei valori del risparmio e dall'altro consentendo l'accesso ad un credito più facile e meno esoso. In realtà l'obiettivo fu più importante ed efficace: la promozione del risparmio avrebbe consentito, infatti, l'accumulazione di quelle risorse finanziarie che si sarebbero poi rivelate fondamentali per finanziarie le imprese e dunque l'economia reale. Decisivo, in particolare, fu il ruolo che ricoprì nel Dopoguerra sostenendo la nascente industria centese.

Il primo sportello rimase l'unico fino agli anni '20, Poi, molto lentamente, la crescita divenuta “esponenziale” dagli anni '80 con una prima timida “liberalizzazione” degli sportelli. Oggi la Cassa conta 47 filiali dislocate nelle tre province contigue di Ferrara, Bologna e Modena.

Il 1991 segnò un vero spartiacque: la storica entità CariCento si scisse: da un lato la Fondazione CariCento (che deteneva il 100% delle azioni della banca), dall'altra la CariCento spa. La seconda produce gli utili, la prima li destina ad opere di utilità sociale; un tempo le funzioni erano unificate nella sola entità “ ente morale”. Due anni più tardi entrarono nel capitale i privati che oggi sono circa 6.000 e detengono un terzo delle quote.


























GIOVANNI FRANCESCO BARBIERI, detto IL GUERCINO (CENTO 1591-BOLOGNA 1666), SIBILLA

olio su tela, cm 69x79

(il dipinto è stato acquistato dalla Fondazione all’asta da Christie’s S.A. – Filiale Italiana di Roma – in data 18/6/2003) continua...